di Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)
Come gli addetti ai lavori (termine brutto ma che in questo caso rende bene le circostanze) sanno, è tempo di altre tornate di abilitazione scientifica nazionale.
Faccio il mio in bocca al lupo a chi vorrà partecipare.
Per quanto mi riguarda, ho però deciso di non sottopormi a questa procedura.
Non tanto per l'impersonalità della procedura.
Non tanto perché 5 persone decidono per tutta Italia, e tanti saluti all'autonomia delle università.
Non tanto perché la cosa somiglia più a un placebo che a una soluzione.
Non tanto perché diversi degli elementi che vengono considerati importanti ai fini della valutazione (come la cosiddetta collocazione editoriale o la partecipazione a convegni), si acquistano, letteralmente (come al mercato): sempre più spesso, basta pagare un contributo di pubblicazione (proporzionale al prestigio e al potere editoriale dell'editore) o una tassa di partecipazione al convegno, et les jeux sont faits.
Non tanto perché nelle passate tornate ci sono state decisioni (per il sì e per il no) dovute a conoscenze ed interessi, e presumibilmente così sarà anche in futuro.
I motivi che mi spingono a tenermi alla larga da un simile tipo di valutazione sono invece essenzialmente i seguenti (che purtroppo, mutatis mutandis, tornano in tantissimi altri Paesi, latu sensu, occidentali).


