giovedì 28 luglio 2022

Uno strano concetto di razionalità

di Fulvio Sguerso (fulviosguerso@libero.it)

Siamo sicuri che la definizione aristotelica dell’uomo come animale, oltre che politico anche e soprattutto, per la qualità che lo distingue dalle bestie, “razionale” (zòon lògon èchon) cioè dotato di “logos” inteso sia come parola sia come ragione, possa rispecchiare l’effettiva realtà della condizione umana, oggi? Che cosa prevale nell’anima dell’umanità odierna? La ragione o l’istinto? La razionalità o il desiderio? La paura o la speranza? La volontà di potenza o la pietà per chi soffre, quindi anche per sé stessa? La fede o l’incredulità? La fiducia o lo scetticismo? La scienza o la superstizione (per non parlare del pensiero magico-infantile)? Queste domande sempre attuali se le era già poste il filosofo ebreo-olandese Baruch Spinoza nel secolo della rivoluzione scientifica ma anche delle guerre di religione. 

domenica 12 giugno 2022

Fino al sublime

di Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)

Il 19 giugno alle ore 11.30 nell'ambito del convegno online
"Testimonianza e testimoni. Memoria, presenza e testimonianza tra passato e presente" 
Federico Sollazzo terrà un intervento (ca. 20 min.) dal titolo 
Fino al sublime. Testimoni di ciò che si testimonia da sé

Per seguire la diretta in streaming, utilizzare i seguenti link




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martedì 24 maggio 2022

Alcune note su una poesia di Pascoli: "Lavandare"

di Fulvio Baldoino (baldoinofulvio@gmail.com)

Nel campo mezzo grigio e mezzo nero
resta un aratro senza buoi, che pare
dimenticato, tra il vapor leggero.

E cadenzato dalla gora viene
lo sciabordare delle lavandare
con tonfi spessi e lunghe cantilene:

Il vento soffia e nevica la frasca,
e tu non torni ancora al tuo paese!
quando partisti, come son rimasta!
come l'aratro in mezzo alla maggese.

Se si cerca di sviluppare un discorso in cui i simboli indichino chiaramente in corrispondenza biunivoca di cosa sono simboli, si è imboccata la strada sbagliata. 
Con Pascoli è così. Ti affida il compito di adattarlo. 
Pierre-Auguste Renoir, "Le lavandaie", 1888 ca.
Intanto, se non ci riesci, sa che i suoi versi lineari, semplici, evocativi, le maestre continueranno ad assegnarli da mandare a memoria agli scolari per la loro concreta, immediata semplicità. 
Capire a fondo questo madrigale esige realizzare che le corrispondenze sono transitive e polivalenti. 
Cioè se A è uguale a B, e B è uguale a C, anche A è uguale a C... ma qualche volta no. 
Cosa quest'ultima che per un verso conferma e per l'altro nega la interpretazione logica del simbolo, e lo inserisce in un travaso onirico. 
La poesia, un po' come tutte le altre della raccolta Myricae, si presenta nei termini di un quadretto agreste, un videoclip  apparentemente solo descrittivo che con il sapiente richiamo visivo della prima strofa e uditivo della seconda, sa creare nella terza la tonalità emotiva di un haiku pervaso di malinconia.
Tra una parte del campo, nera perché ne sono già state rivoltate le zolle, e una parte grigia, non ancora lavorata, sta un aratro, fermo dacché i buoi non ci sono più.
Il caldo della terra rovesciata dal versoio, a contatto dell'aria fredda crea una leggera nebbia che ci rivela il quadro temporale in cui viene inserito questo retablo: l'autunno.
Perché i buoi non hanno concluso l'aratura? È loro la colpa o del contadino che ha smesso di pungolarli e li ha liberati dal giogo?

giovedì 28 aprile 2022

Mia ad ogni costo

di Fulvio Baldoino (baldoinofulvio@gmail.com)

 

"Qualsiasi cosa accada intorno, i bambini non smettono di nascere. In tempo di pace e di guerra, con venti avversi o favorevoli, sulle alture, in collina, al mare, su navi e barconi, in cima ai grattacieli o giù negli scantinati, come quello di Kiev dove è appena venuta al mondo una neonata." 

L'incipit dell'articolo di alcuni giorni fa su un quotidiano è una constatazione, ma ha il sapore di un assenso e di una rivincita.

Il tono della giornalista pare essere simile a quello secondo il quale in occasione di eventi come terremoti, guerre, tsunami, uragani, carestie...dopo aver raccontato la catastrofe, i morti, lo stupro, il sopruso, la tortura, ci si accorda col mantra per cui "la vita deve continuare". Chissà perché.

sabato 19 marzo 2022

"Le vie dei canti", "Che cos'è la bellezza"

di Federico Sollazzo (p.sollazo@inwind.it)

Si pubblica di seguito l'episodio n. 3, "Che cos'è la bellezza", del progetto "Le vie dei canti" di Pasquale Vetere.

di Pasquale Vetere (veterepas@gmail.com)

lunedì 28 febbraio 2022

A Possible Legacy of Albert Camus. A Critical Reading

by Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)

It seems that to write a poem about spring today would be to serve capitalism. I am not a poet, but I should delight in such a work without mental reservation, if it were beautiful. One serves mankind all together or not at all. And if man needs bread and justice, and if we must do the necessary to satisfy that need, he also needs pure beauty, which is the bread of his hearth. The rest is not serious.
 A. C.

Abstract: The critical reception of Camus in Italy, mainly underlines the Mediterranean mark of the Camusian thought. In last years several works on Albert Camus have appeared in Italy, and all of them exhibit a crucial feature: the “Thought at the Meridian”. It is a sign that crosses the entire Work of the Author, since the first works of success, as Le Myhte de Sisyphe and, of course, L’Homme révolté, in which the last chapter is entirely dedicated to this theme. One century after the birth of Camus, I would like to offer a review of these Italian critical interpretations of the French thinker, and to show some very rich points in common with other important authors contemporary to him. 

Keywords: Albert Camus, Mare Nostrum, Tempus Nostrum, Midì, Abend-land.

1.
In the Italian common opinion Albert Camus is usually considered a literary man, in a generic meaning. This is for the unsystematic of his thought and for the lack of using of a particular conventional style of expression. Contrary to this opinion, what I would like to argue here is that Camus is to be considered a proper thinker, one of the most interesting of the last century. In his overall thought it is indeed present a kind of philosophical analysis of the human condition that, for its great actuality, can furnish a relevant contribution for interpreting our present and imagining a possible future. For this, in his thought are possible to find, inter alia, fruitful common points (which I will show) with other important intellectuals of the twentieth century, such as, among the others, Hannah Arendt, Pier Paolo Pasolini, Herbert Marcuse.


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lunedì 31 gennaio 2022

È stata la mano di Dio

di Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)

Nel seguente video di presentazione del suo film È stata la mano di Dio, Paolo Sorrentino fa alcune considerazioni sul processo creativo artistico, le cui implicazioni conducono oltre quanto viene detto in questo video stesso.


Vorrei ora soffermarmi brevemente su tre questioni che trovo di particolare interesse.

giovedì 30 dicembre 2021

La filosofia come impiego

di Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)

Credo che al di là del grado e del tipo di allontanamento dalla filosofia che diverse istituzioni e persone, fuori e dentro l'accademia, rappresentano, e che si può manifestare in modi molteplici (studio scientifico, divulgazione, consulenza, pratica, ecc.), si sia già al di fuori della filosofia quando si ritiene che essa possa (o addirittura, debba) essere "impiegata".
Questo, di primo acchito, perché ogni impiego è un'applicazione di quella cosa e non quella cosa in quanto tale.
Ma approfondendo appena un po', il punto è che la filosofia non è impiegabile in nessun modo e per nessuno scopo, perché è lei che impiega noi; e dopo che ci ha impiegati, noi cerchiamo di darci conto dell'esperienza che ci è capitata. Ecco perché anche il darne una definizione (anche quella generica che sembra io stia dando qui) è impossibile: la si può definire solo ex post, dopo che è passata, ma a quel punto la definiamo dal di fuori di essa, e quindi quello non è più un dire filosofico.
Ecco cosa, a priori, funge da indicatore del trovarci di fronte ad esperienze autenticamente filosofiche o meno: la pseudofilosofia pretende di fare della filosofia un qualche impiego.

martedì 30 novembre 2021

Marcuse lettore de L’être et le néant di Sartre

di Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)

Abstract: In this article I analyze the Marcusian critique to the famous book of Sartre L’Être et le Néant (1943), appeared (in 1948) in Philosophy and Phenomenological Research. In his review on the book of Sartre, Marcuse doesn’t deny some points of contact between him and the French thinker. However, Marcuse harshly criticizes the Sartrean Existentialism that, for the philosopher of Frankfurt, turns historical-materialistic elements in ontological ones, because of a wrong use of the philosophy of Hegel and Heidegger, and overlaps the individualistic level with the social one, loosing so the extremely important differentiation between them. The aftermath of this Sartrean lack of philosophical rigor is, for Marcuse, the confusion about, or even the loosing of, the realistic possibilities to change the concrete human condition.

Keywords: Jean-Paul Sartre, Herbert Marcuse, Existentialism, Materialism.

Se si deve incontrare una notte, che sia piuttosto quella della disperazione, che rimane lucida, notte polare, veglia dello spirito, da cui si leverà, forse, quella chiarità bianca e intatta, che delinea ogni oggetto alla luce dell’intelligenza.

A. Camus, Il mito di Sisifo

Nel 1948, a cinque anni di distanza dalla pubblicazione del libro di JeanPaul Sartre, sulla pagine del n. 3 della rivista «Philosophy and Phenomenological Research» Herbert Marcuse dedica una lunga recensione a L’Être et Néant, in cui estende la sua analisi all’esistenzialismo sartriano in toto*.

*Cfr. H. Marcuse (Existentialism: Remarks on Jean-Paul Sartre’s L’Être et le Néant, 1948; ristampato come Sartre’s Existentialism in Studies in Critical Philosophy, 1973) Esistenzialismo. Note sull’Essere e il nulla di Jean-Paul Sartre, in Id., Cultura e società. Saggi di teoria critica 1933-65, trad. it. di C. Ascheri, H. Ascheri Osterlow, F. Cerutti, Torino, Einaudi 1969, pp. 189-222 (d’ora in poi nel testo come E, seguito dal numero di pagina dell’edizione originale) e J-P. Sartre (L’Être et le Néant. Essai d’ontologie phénoménologique, 1943) L’essere e il nulla. La condizione umana secondo l’esistenzialismo, trad. it. di G. Del Bo, Milano, Il Saggiatore 2008. Va subito precisato come Marcuse nel suo testo non distingua tra esistenzialismo sartriano o di altro tipo; l’aggettivazione sartriano è da me utilizzata nel presente testo per dar conto della presenza di altre posizioni, come ad esempio quella di Albert Camus, che pur ponendosi nell’alveo dell’esistenzialismo non possono essere imputate delle stesse critiche che Marcuse rivolge a Sartre (questione sfuggita o forse semplicemente elusa dal filosofo francofortese che nel suo scritto perseguiva altri obiettivi; lo stesso Marcuse infatti alla nota 5 del suo articolo avverte: «Unless otherwise stated, “existentialist” and “Existentialism” refer only to Sarte’s philosophy»). Per questo Marcuse scrive di un rifiuto dell’esistenzialismo da parte di Camus, rifiuto che io mi permetto invece di proporre che sia dell’esistenzialismo sartriano: «Camus rejects existential philosophy: the latter must of necessity “explain” the inexplicable, rationalize the absurdity and thus falsify the reality. To him, the only adequate expression is living the absurd life, and the artistic creation, which refuses to rationalize (“raisonner le concret”) and which “covers with images that which make no sense” (“ce qui n’a pas de raison”). Sartre, on the other hand, attempts to develop the new experience into a philosophy of the concrete human existence: to elaborate the structure of “being in an absurd world” and the ethics of “living without appeal”)», E, p. 310. Emblematica, a questo proposito, la breve pièce teatrale camusiana, evidentemente riferita a Sartre, (L’impromptu des philosophes, non datato, probabilmente 1947) L’improvvisazione dei filosofi, trad. it in «MicroMega» (numero monografico decicato a Camus nel centenario della nascita intitolato L’intellettuale e l’impegno e contenente fra gli altri testi camusiani, come quello qui citato, inediti in italiano), n. 6, 2013, pp. 159-183.

– Continua su Analele Universităţii din Craiova, Seria: Filosofie (qui nella versione estratta dalla rivista, su Marcuse.org)

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