lunedì 20 novembre 2017

La ragione ecologica

di Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)

Stefano Righetti, La ragione ecologica. Saggi intorno all’etica dello spazio, Mucchi, 2017

Prefazione di Piero Bevilacqua
Postfazione di Manlio Iofrida












venerdì 20 ottobre 2017

"Krinò" Workshop of Thinking – 1st public presentation


Some pictures of the 1st public presentation of the "Krinò" Workshop of Thinking
18/X/2017 – University of Szeged, Faculty of Arts
(speaker: Federico Sollazzo
English-Hungarian translation: Bence Kun)












"Krinò" Workshop of Thinking is a project by Federico Sollazzo

mercoledì 4 ottobre 2017

"Krinò" Workshop of Thinking – A Presentation

Presentation of :
"Krinò" Workshop of Thinking 
Project aimed at the critique of today's high culture
(for the time being, a seminar at the University of Szeged, Faculty of Arts, from the fall of 2018, an autonomous institution) 

sabato 30 settembre 2017

La poesia come atto inconoscibile

di Patrizio Paolinelli (patrizio.paolinelli@gmail.com)

Pubblicato il Falso Trattato di estetica di Benjamin Fondane.

È indubbio che il pensiero di Benjamin Fondane ponga seri interrogativi sulla condizione dell’essere nelle società dominate dalla razionalità strumentale. E tuttavia, come per Emil Cioran e altri intellettuali appartenenti alla galassia della cultura antilluminista europea della prima metà del ‘900, l’orizzonte aperto dal poeta-filosofo moldavo non va più in là di un soggettivismo estremo. Soggettivismo che può assumere varie coloriture: scettica, mistica, antirazionalista e così via. Nel caso di Fondane la centralità dell’Io si attesta nell’accanita difesa di una individualità estranea al mondo e che guarda sia al mito che alle forme primitive del sapere. Lo sbocco di questa tensione è una concezione tragica dell’esistenza. Concezione che influenza profondamente il Falso Trattato di estetica. Saggio sulla crisi del reale. Il libro venne pubblicato per la prima volta in Francia nel 1938 nell’ambito di un dibattito sulla relazione tra poesia e conoscenza ed è stato proposto al pubblico italiano a fine 2014 dall’editore Mucchi (142 pagg., 16,00 euro).

Le architravi del Trattato sono essenzialmente tre: 1) la liberazione della poesia dal controllo del pensiero razionale; 2) l’autonomia dell’atto poetico da ogni fine strumentale; 3) la capacità della poesia di appropriarsi della realtà rimossa dalla coscienza. Negli anni Trenta del secolo scorso le tesi di Fondane non destarono particolare interesse. Resta il fatto che il Trattato è fortemente polemico e tra i bersagli della critica c’è il movimento surrealista, accusato da Fondane di addomesticare in qualche modo la parte irrazionale dell’esperienza. Di più: l’impegno politico del surrealismo contro il potere della borghesia è rigettato da Fondane a favore di una rivoluzione esclusivamente interiore in grado di mobilitare la coscienza soggettiva. Ma verso dove? Non certo verso il cambiamento della società. Il che è ancora più significativo se consideriamo che il Trattato uscì in tempi in cui socialismo, liberalismo e fascismo si contendevano a colpi di cannone la guida del mondo. Fondane non si lasciò prendere più di tanto dalla contesa politica e niente lo schiodò dalle sue certezze: disimpegno dai fatti del mondo, astoricità della poesia, primato della spontaneità sulla ragione.

sabato 12 agosto 2017

L'uomo di oggi: self-made e filisteo

di Patrizio Paolinelli (patrizio.paolinelli@gmail.com)

I nuovi filistei. Conformismi dei nostri tempi

In un mondo in cui tutti cercano di distinguersi, di apparire diversi, unici e originali esistono ancora i conformisti? Sì, e in gran quantità dato che costituiscono la maggioranza degli appartenenti a ogni società, compresa la nostra. A partire da questa premessa Simonetta Bisi, docente di sociologia alla Sapienza di Roma, ha tracciato un quadro sulla formazione dell’identità collettiva contemporanea in un piccolo e denso tascabile intitolato La maggioranza sta. I conformisti del XXI secolo, (Bordeaux, Roma, 2017, 138 pagg., 16,00 euro). Il tema affrontato dalla Bisi è per certi versi spinoso perché nelle scienze sociali lo si dà per acquisito così come capita per la legge di gravità e spesso e volentieri gli studiosi si accontentano della sua funzione più immediata: il conformismo integra gli individui abbassando così il livello di conflittualità. E tuttavia c’è conformismo e conformismo. Di che tipo è il conformismo del XXI secolo?


La risposta della Bisi non può che essere riflessiva. D’altra parte le società cosiddette avanzate sono estremamente complesse, pertanto su un tema come il conformismo le risposte non possono limitarsi a secche alternative. Occorre ragionare, argomentare, anche se poi una conclusione va raggiunta. E il testo della Bisi presenta un vantaggio non da poco. È composto da ventidue brevissimi capitoli scritti con un linguaggio accessibile anche per i non addetti ai lavori e fondato essenzialmente sull’osservazione diretta della vita quotidiana. Scrive l’autrice: «Io penso a quei luoghi che più di recente sono diventati parte rilevante del sociale, fino ad assumere loro stessi un significato simbolico, non tanto utilitaristico quanto identitario: dal mercato rionale all’aeroporto, dalle boutique ai centri commerciali, dagli studenti dell’università ai circoli del tennis, dalle palestre ai centri estetici, dai luoghi della movida alle spiagge. Insomma, ho camminato, normale tra i normali, ho ascoltato, ho letto, ho registrato segni ed espressioni: sguardi, voci, abbigliamenti, linguaggi. E a questo ho aggiunto Internet, i giornali, le riviste di vario genere». Il lettore è così invitato a esplorare la realtà che lo circonda con altri occhi rispetto a quelli del senso comune rispettando quello che Peter Berger considera il primo insegnamento della sociologia: le cose non sono quelle che appaiono. E per vedere ciò che sta dietro le apparenze occorre quello che la stessa Bisi chiama «uno sguardo indisciplinato». Indisciplinato in un doppio senso: rispetto alle pretese dello scientismo che fa della sociologia una disciplina talmente specialistica da risultare comprensibile solo a pochi eletti; e rispetto alle pretese dell’agire conforme che fa del modello sociale dominante il metro di misura del modo d’essere, di sentire, di percepire, di pensare e di giudicare.

giovedì 10 agosto 2017

Intellettuali antisistema, amministratori culturali e cattivo gusto

di Patrizio Paolinelli (patrizio.paolinelli@gmail.com)

Passaggi d'epoca. Dall'intellettuale antisistema all'amministratore culturale

Gli intellettuali non sono una specie in via di estinzione. Scrittori e docenti universitari pubblicano regolarmente sulle pagine e gli inserti culturali dei quotidiani. Economisti, filosofi, sociologi sono spesso interpellati dai media e gli atenei non stanno affatto chiudendo i battenti. Il libro è senz’altro in crisi, ma sono arrivati gli e-book, si continuano a sfornare best-seller e i dibattiti alle fiere del libro sono seguiti con interesse. Su Internet è tutto un fiorire di blog e riviste telematiche. I premi letterari stabiliscono ancora le loro classifiche, mentre mietono successi di pubblico i festival culturali: della filosofia, della complessità, della letteratura e così via. Certo, se per intellettuale intendiamo il portatore di un dissenso politico antisistema, allora sì, quella categoria è oggi poco visibile. E il motivo è semplice: è finita l’epoca delle rivoluzioni antiborghesi. Con molti chiaroscuri le ultime propaggini di quell’epoca furono il ’68 in Francia e il ’77 in Italia. Dopodiché è partita la rivoluzione conservatrice capitanata da Ronald Reagan, Margaret Thatcher, Bush (padre e figlio). Rivoluzione che ha contaminato la sinistra moderata – basti ricordare Tony Blair – e che continua ancora oggi.

Nonostante il trionfo del neoliberismo gli intellettuali che si fanno carico dei problemi del mondo non mancano. Non sono corteggiati dai media ma risultano vivi e vegeti. Si pensi a Samir Amin e a Noam Chomsky, giusto per citare un marxista e un anarchico noti a livello internazionale. Si pensi a quel laboratorio di idee che è il Forum Sociale Mondiale, nato nel 2001 a Porto Alegre in risposta al Forum Economico Mondiale di Davos. Si pensi alla galassia di autori che pubblicano per case editrici militanti e che fanno sentire la loro voce nei circuiti legati ai movimenti per la globalizzazione alternativa. Rispetto al passato la critica degli intellettuali impegnati soffre di due criticità: si rivolge più all’opinione pubblica che a specifiche classi sociali (trovandosi così in una posizione di debolezza dinanzi alla potenza di fuoco dei media mainstream); agisce in un contesto storico in cui la politica non gode più del primato sociale che le era proprio nel ‘900. Risultato: le idee dei movimenti faticano a intaccare i valori dominanti centrati sull’individualismo e il consumismo. Basti citare per tutte la “decrescita felice” di Serge Latouche.

domenica 30 luglio 2017

C. Taormina, "Ruggero e la macchina del tempo"

di Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)

Il coniglio Ruggero e il suo amico pulcino Samù vivono felici nella Selva dei Conigli. 
Un giorno, in  una  collina  poco  distante,  incontrano il  coniglietto Ciuffo che è tristissimo perché è stato abbandonato dai suoi padroni. I due amici decidono  allora  di  portarlo  nella  Selva. Passano i giorni, ma Ciuffo continua a essere malinconico, così Ruggero e Samù si  rivolgono alla regina delle fate che dice loro di costruire una macchima del tempo perché  Ciuffo possa ritornare al momento in cui è stato abbandonato.

Sarà l’inizio di un’avventura mozzafiato. Avranno a che fare con l’inventore Sparchi, il folletto Cronc, la Bocca degli Indovimelli, le Rose Parlanti del Regno delle  Fate e il  perfido topo Gaust seguito dal suo esercito. Alla fine, quando Ciuffo incontrerà i suoi padroni, nel loro cuore germoglieranno l’amore e la compassione e lui verrà accolto a braccia aperte. Ruggero e Samù, felici, saranno pronti per una nuova avventura.

Fluidamemte incormiciati da ingegmosi indovimelli e da penetramti haiku, i capitoli di questo lumimosissimo libro racchiudomo il sapore agrodolce dell’avventura, il gusto amaro della cattiveria e il senso soave dell’amicizia e del rispetto per gli animali.

CON LA PAEFAZIONE DI LUIS SEPÚLVEDA

Chiara Taormima è nata a Palermo, dove risiede, nel 1973. Appassionata di arte e cultura orientale, si diletta anche nella composizione di haiku. Ha dato alle stampe la raccolta di versi La voce della sera (Il Quadrifoglio, 2002) e i  racconti  per  ragazzi Cammy e il tempio del sole (Edizioni il Ciliegio, 2013), Zeus e la sua  magica  avventura (Edizioni il Ciliegio, 2014) e Cammy e i pirati dell’ovest (Edizioni il Ciliegio, 2016).
  
Mirco Maselli, padovano, ha scritto i soggetti e realizzato le sceneggiature di circa trecento storie di Lupo Alberto e Cattivik, e delle tavole di Sturmtruppen. Ha illustrato articoli redazionali per lo storico Messaggero dei Ragazzi di Padova. Ha insegnato sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Padova. Ha pubblicato con Editoriale Scienza Storia dell’immondizia e C’era un’altra volta e con Lapis Edizioni Hogard Faccia di Drago e Hogard Ali di Drago.

venerdì 30 giugno 2017

Flaminio Boni, Recensioni Teatrali, vol. I

di Flaminio Boni (flaminioboni@yahoo.it)

Flaminio Boni
Recensioni Teatrali, vol. I (2017)

Il libro

Recensioni Teatrali, volume I, raccoglie le recensioni più interessanti scritte dal 2014 ad agosto 2016.
Si tratta di un’analisi attenta e lucida di spettacoli andati in scena, da cui traspare competenza e passione allo stesso tempo. Lo stile è fluido e garbato e le critiche sono sempre costruttive e supportate da considerazioni. 
Il volume consente una rapida e agevole identificazione e consultazione degli spettacoli fornendo agli spettatori gli strumenti per poterli analizzare e interpretare e costituendo un punto di riferimento per autori, attori, registi, che vi trovano un’analisi onesta del proprio lavoro e spunti di riflessione utili ad un miglioramento.

Nota sull’autore 

Flaminio Boni, laureato in Filosofia, con all’attivo la pubblicazione di un saggio, articoli e recensioni su varie riviste specializzate, è da sempre un appassionato di teatro e musical.
Dal 2013 pubblica recensioni a spettacoli teatrali e interviste ai protagonisti del palco sul suo blog www.flaminioboni.it 
Fino ad oggi ha pubblicato circa quattrocento articoli.
Nel 2017 ha curato una rubrica sul musical su Radio Danza.
Dal 2016 è Responsabile Comunicazione e Social Network e addetto stampa per il Teatro Sala Vignoli a Roma.

domenica 4 giugno 2017

Heidegger e la tecnica

di Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)

Martin Heidegger, 
La questione della tecnica (contenente anche Scienza e meditazione, entrambi nella traduzione di Gianni Vattimo), con un saggio di Federico Sollazzo, Heidegger e la tecnica. Una introduzione, coll. di Filosofia meme, 
goWare, Firenze 2017

Indice

Heidegger e la tecnica. Una introduzione
di Federico Sollazzo
   Sulla questione della tecnica in Heidegger
   Conclusioni
   Appendice. Heidegger e la tecnica, oggi

Martin Heidegger – Riflessione sulla tecnica e sulla scienza
   La questione della tecnica
   Scienza e meditazione
(trad. it di Gianni Vattimo)

lunedì 29 maggio 2017

Pellitteri, Giacomantonio, "Shooting Star"

di Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)

Marco Pellitteri, Francesco Giacomantonio 
Shooting Star. Sociologia mediatica e filosofia politica di Atlas UFO Robot 
Fondazione Mario Luzi, Roma, 2017, pp. 250

sabato 15 aprile 2017

The Legacy of Marcuse’s ‘One-Dimensional Man’

by Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)

Here below, the long version Abstract of the talk of Federico Sollazzo, The Legacy of Marcuse’s ‘One-Dimensional Man’: From a Pre- to a Post-Technological Culture and Society, provided at the 10th International Critical Theory Conference of Rome, by the John Felice Rome Center of Loyola University Chicago, in 2017.

mercoledì 29 marzo 2017

Lukács and the Work of Art: Into the History, Out From the History

by Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)

Here below, the Abstract of the talk of Federico Sollazzo, A Lukácsian Legacy in the Work of Art as a Pathway to Otherness, provided at the International Conference, The Legacy of Georg Lukács: An International Conference, by the ELTE and the CEU Universities of Budapest, in 2017.

lunedì 20 marzo 2017

Abilitazioni in mala tempora

di Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)

Come gli addetti ai lavori (termine brutto ma che in questo caso rende bene le circostanze) sanno, è tempo di altre tornate di abilitazione scientifica nazionale.
Faccio il mio in bocca al lupo a chi vorrà partecipare.
Per quanto mi riguarda, ho però deciso di non sottopormi a questa procedura.
Non tanto per l'impersonalità della procedura.
Non tanto perché 5 persone decidono per tutta Italia, e tanti saluti all'autonomia delle università.
Non tanto perché la cosa somiglia più a un placebo che a una soluzione.
Non tanto perché diversi degli elementi che vengono considerati importanti ai fini della valutazione (come la cosiddetta collocazione editoriale o la partecipazione a convegni), si acquistano, letteralmente (come al mercato): sempre più spesso, basta pagare un contributo di pubblicazione (proporzionale al prestigio e al potere editoriale dell'editore) o una tassa di partecipazione al convegno, et les jeux sont faits.
Non tanto perché nelle passate tornate ci sono state decisioni (per il sì e per il no) dovute a conoscenze ed interessi, e presumibilmente così sarà anche in futuro.
I motivi che mi spingono a tenermi alla larga da un simile tipo di valutazione sono invece essenzialmente i seguenti (che purtroppo, mutatis mutandis, tornano in tantissimi altri Paesi, latu sensu, occidentali).

domenica 5 marzo 2017

The contribution of Critical Theory in understanding society

by Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)

(Here below, the editorial of the n. 4, 2016 of the Journal 'Polis', titled 'The contribution of Critical Theory in understanding society', edited by Federico Sollazzo)

Abstract
                         Is Critical Theory a part of our knowledge we can access just in a kind of museum of history of ideas, or is Critical Theory a living part of our culture on which we can still rely in order to understand and (re)orient our society? To answer this basic question, and many others, and also to shed some light on what seems to be a recent abuse of the term “critical”, in this issue will be addressed, under different points of view, the meaning of the expression Critical Theory.
                 The papers here collected are divided in an English and an Italian section, to facilitate the reader who is confident, or prefers, only one of these languages. In both sections, Critical Theory is addressed in a twofold way: as regards its origins in the so-called School of Frankfurt and as concerns its further and contemporary developments, from an interdisciplinary perspective.

Keywords: Critical Theory, Society, Philosophy, Sociology, Anthropology.

            The locution Critical Theory has become increasingly widespread and influential in the last decades. If, on the one hand, it indicates a growing interest in this field, on the other, it risks to inflate this term and concept, until the point that it can mean everything and nothing. Therefore, the first task imagined for the present issue is to take stock of the meaning of the expression Critical Theory: what the/a Critical Theory is. Indeed, only after having clarified it, it is possible to move forward, investigating how a theory, eventually considered critical, can offer an interpretation and, with it, a possible orientation of society. To be close to this perspective, in this issue Critical Theory is not taken in a general, generalist and generic meaning of problematization of something (as recently often happens), but in the particular meaning it had and, notwithstanding several shadows, has in the tradition of the Institut für Sozialforschung of Frankfurt. That is to say, designating particular topics on the base of a particular background, being those topics resumable (in a kind of list of possible keywords) as: social change – and its possible subject –, capitalism, mass culture technology, instrumental rationality, alienation, repression, domination – of man over nature and man –, critique, emancipation, reason, and being that scenario nothing more and nothing less than the Western civilization.

martedì 24 gennaio 2017

“Transizioni. Filosofia e cambiamento”. Una presentazione del volume

di Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)

Esce nei primi mesi del 2017 un nuovo volume della collana “pratica filosofica” presso l’editore KKIEN Publishing International, intitolato Transizioni. Filosofia e cambiamento. Come altri volumi della stessa collana, anche questo è un ebook con l’opzione del print on demand, ma a differenza di tutti gli altri sinora pubblicati, è un volume collettaneo, che avrò il piacere di curare, a cui prenderanno parte sia alcuni dei membri del comitato scientifico della collana stessa (me compreso, prendendovi parte dunque sia come curatore che come coautore), che alcuni altri studiosi. Le linee guida in base alle quali il volume è stato pensato, sono essenzialmente due.
La prima, come già il titolo rivela, è il leitmotiv del mutamento, che verrà trattato, come se si rifrangesse in una sorta di prisma, da molteplici punti di vista. Questo tema, da un lato, è sempre implicato in qualsiasi riflessione filosofica, essendo niente di più e niente di meno che la questione del divenire, dall’altro, si pone come di particolare attualità oggi, dove è sempre più netta la sensazione di vivere in un’epoca di transizione.