Ciclo di conferenze
La politica come pensiero
Conferenza di Federico Sollazzo
La politica ci può salvare?
Non è mia intenzione in questa sede riassumere i termini del tema e del dibattito intorno ad esso, per farlo anche solo maniera sintetica occorrerebbe molto spazio. Vorrei invece proporre qui delle considerazioni che si possono intendere come preliminari, un modo per rimuovere dal tema stesso possibili fraintendimenti che lo falserebbero in partenza, e che si sentono con una certa frequenza nei discorsi politici. La convinzione di chi scrive è che solo nelle interazioni, negli “inquinamenti” interculturali vi sia un potenziale arricchimento e progresso umano (insomma, così come la saggezza popolare sa, ci sarà pure un motivo se i cani meticci sono sempre più svegli di quelli di “razza pura”). Certamente queste interazioni culturali necessitano di una supervisione, che non sia però finalizzata a limitarle ma a permetterle in maniera ragionevole. Passiamo allora in rassegna, in maniera sintetica e schematizzandoli in 4 tipologie, i più popolari motivi immotivati della paura del meticciato e dell’apertura alla diversità, in base ai quali si predicano e attuano politiche di chiusura, più o meno netta, dei confini statali.
Ciò dipende dalla naturale difficoltà a parlarne in maniera appropriata. Alcuni identificano quest’essenza nel piacere, altri nel bisogno e nel lavoro, altri ancora nella sua capacità di comunicazione, nel rapporto Io-Alterità o ancora nella capacità di fare, altri nella sua apertura alla trascendenza, e ancora, apertura ad un Assoluto. Non si può negare però che, comunque la si pensi, quest’essenza appartiene a un essere che si manifesta come storico (impregnato di spazio e di tempo e di relatività, quindi di storia) e sociale (immerso in relazioni più o meno significative, dal molteplice aspetto).