di Pietro Paolo Piredda (pietropaolo.piredda@istruzione.it; I di 2)
Il vero modo della libertà non è l’attività incessante della conquista, ma il suo quietarsi nella conoscenza trasparente e nella soddisfazione dell’essere (H. Marcuse, Eros e civiltà)
Introduzione
La specificità della teoretica filosofica permette allo studioso una lettura della realtà secondo diverse prospettive e punti di osservazione, a volte privilegiati e altre volte indirizzati ad interrogare la realtà nella sua fenomenologia per darne ragione o, con accento critico, scavare e rendere manifeste le sue contraddizioni.
Una di queste prospettive è quella dell’antropologia filosofica, il cui compito è quello di sempre: dare una definizione di uomo esaustiva al punto di poterne prospettarne un orizzonte interpretativo che ne colga l’essenza e ne programmi l’attuazione, ma spesso ci si imbatte in risposte paradossali.
Ciò dipende dalla naturale difficoltà a parlarne in maniera appropriata. Alcuni identificano quest’essenza nel piacere, altri nel bisogno e nel lavoro, altri ancora nella sua capacità di comunicazione, nel rapporto Io-Alterità o ancora nella capacità di fare, altri nella sua apertura alla trascendenza, e ancora, apertura ad un Assoluto. Non si può negare però che, comunque la si pensi, quest’essenza appartiene a un essere che si manifesta come storico (impregnato di spazio e di tempo e di relatività, quindi di storia) e sociale (immerso in relazioni più o meno significative, dal molteplice aspetto).
L’antropologia pone come termine ultimo delle sue domande come può l’uomo realizzare la propria definizione ed il proprio ben-essere. Insomma pone costantemente ed ineludibilmente davanti a sé un progetto-uomo, a partire dalla ricerca della natura che lo definisce e costituisce.
Questo parlare della natura che le è propria lo si può fare in varie modalità e a diversi livelli semantici e interpretativi e spesso in modo contraddittorio .
Herbert Marcuse propone una lettura originale dell’essenza dell’uomo nel suo noto saggio Eros e civiltà, tenendo presenti queste due istanze: storicità determinata e socialità, ma avvalendosi di una lettura simbolica a partire dalle prospettazioni psico-socio-cognitive freudiane e dall’apporto del pensiero, prettamente storicistico, di Marx.




