venerdì 20 dicembre 2013

Quello spettro che s’aggira per l’Europa: il nuovo Fascismo

di Pietro Piro (sekiso@libero.it)

I quaderni neri di Heiddeger non sono stati ancora pubblicati. Nero il colore della copertina e nero il contenuto. Accumulo inedito di pagine che il filosofo affascinato dalle potenti mani di Hitler, dedica alla sua passione antisemita. Ovviamente, si corre ai ripari e si prepara il terreno in modo tale che alla loro uscita si sia già tutti pronti ad “accettare l’inaccettabile”. Javier Marías si preoccupa di “uno spudorato ritorno al franchismo” a causa della nuova legge sull’ordine pubblico che riporterebbe la Spagna indietro nel tempo facendole rivivere un incubo che sembra non finire mai. Intanto, in tutta Europa, i movimenti d’ispirazione neo-nazista  Alba Dorata docet – acquistano sempre più consenso, ingrossando le file dei propri sostenitori e ripropongono quella tragica atmosfera di violenza, xenofobia, esaltazione, stigmatizzazione del nemico, nazionalismo retorico e sbrigativo, antieuropeismo, culto di una simbolica malata, autoritarismo.
I nuovi aderenti al partito guidato dalla improbabile ma efficace coppia: comico-guru informatico, si divertono a lapidare – virtualmente, si badi, virtualmente – giornalisti finiti in liste di proscrizione mediatiche. I telegiornali utilizzano allegramente l’espressione: Marcia su Roma, per tutti quelli che si recano in visita alla capitale. Allo stesso tempo, nei campi di concentramento per i migranti – neo reietti della Storia – si assiste a trattamenti corporali degni delle peggiori dittature. Molti presunti politici – la cui carriera consiste unicamente nell’essere riusciti a salire sul carro dei vincitori – legittimano l’uso della violenza e lo scontro sociale. La disoccupazione – giovanile soprattutto – dilaga sempre più e il malessere sociale, unito a una retorica antipolitica montata ad arte, sta frantumando quei residui di corpi intermedi rimasti miracolosamente in piedi.
Non ci vuole molto a comprendere che tra tutti gli spettri che s’aggirano per l’Europa, quello più vivo, energico, attivo e aggressivo è quello del Fascismo.
Si faccia molta attenzione però, niente nella Storia si presenta nelle medesime forme e nelle identiche strategie e dinamiche.
Il nuovo fascismo del nostro tempo cerca ancora un nome e una divisa ma le basi profonde del carattere autoritario sono ancora solide sotto il sottile smalto passato sulla maggioranza degli uomini del nostro tempo.
Triste è dover ammettere che l’uomo-massa domina la nostra società e che le sue tendenze omicide sono molto radicate e politicamente giustificate.
Ci permettiamo una nota di metodo. Ci si concentri nell’analisi dei fatti sociali sulle radici. Dopo averle comprese, apparirà più chiaro lo sviluppo delle singole foglie.

Bologna
18/12/13

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1 commento:

  1. Pur concordando, amaramente, col contenuto della nota di cui sopra, c’è un passaggio, quello iniziale, sul quale ho già avuto modo di esprimere una mia posizione, diversa da quella che viene nella nota accennata. Mi riferisco all’adesione di Heidegger al nazismo, tema sul quale mi permetto di rimandare all’appendice del mio libro “Totalitarismo, democrazia, etica pubblica” [http://www.aracneeditrice.it/aracneweb/index.php/catalogo/area/scienze-storiche-filosofiche-pedagogiche-e-psicologiche/9788854840515-detail.html], ripubblicata anche come articolo autonomo [http://www.laccentodisocrate.it/Sollazzo28.html] (e su cui illustri interpreti, con cui concordo, si sono espressi [http://www.lastampa.it/2012/06/05/cultura/libri/il-libro/faye-heidegger-non-era-razzista-XtD14RHcfDobZbjlgCc3IL/pagina.html]).

    Quanto al restante contenuto della nota, con cui ripeto che non posso che avvilentemente concordare, ho avuto modo di redigere una sorta di zoom su una certa articolazione del tema, vissuta in prima persona [http://temi.repubblica.it/micromega-online/ungheria-europa-2013/ e http://blog.libero.it/VignolaVota2009/12080239.html?ssonc=654227918]

    Quanto all’interpretazione della provenienza di tale fenomeno, se è vero, come Nietzsche e Foucault insegnano, che una genealogia non procede mai dal passato al presente ma sempre dal presente al passato, essendo il presente che produce una certa narrazione del passato, allora, guardando al presente in cui ci troviamo a vivere, il tutto appare ancora più desolante e indirizzato verso un futuro che, nelle sue tendenze fondamentali, non sembra difficile da immaginare.

    Il fatto che vi sia ancora qualcuno in grado di cogliere tale orientamento potrebbe rappresentare un nucleo di resistenza da cui potrebbe forse determinarsi un generale riorientamento, oppure, l’ultimo residuo di un certo tipo di umanità in via d’estinzione.

    Federico Sollazzo

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