sabato 15 settembre 2018

Nominare gli dei

di Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)

Grazie alla gentile disponibilità dell'Autrice, si pubblica di seguito una selezione di poesie dalla silloge poetica di Alida Airaghi, Nominare gli dei, ispirata ad Hölderlin riletto da Heidegger, quinto capitolo del libro in versi Consacrazione dell'istante, di prossima pubblicazione.
                                             
Una riga tremante Hölderlin fammi scrivere
Andrea Zanzotto, La Beltà


1.

Mescolandosi tra noi,
si sono persi.
Gli immortali, da non nominare,
pena la loro dissolvenza
imperdonabile.
Hanno tentato di nascondersi
(nei secoli, in paesi distanti):
mentendo.
Noi, pur riconoscendoli
dai loro parchi gesti
dalle vesti cucite in trasparenza,
abbiamo finto di niente,
come fossero proprio persone
normali.
Dovevamo denunciarli, forse,
chiuderli in qualche gabbia?
Al loro silenzioso anonimato
ci siamo abituati,
dèi clandestini
che volevano salvarci.   


2.

Nei sentieri invecchiati del bosco
in disuso
vagano scorporati fantasmi
in bianco, oppure sono cervi
veloci senza orme, brucanti
foglie secche: si intrecciano
ramosi a scoiattoli inquieti        
appesi a scortecciati 
rami.
Se intorno danzano libellule
ronzanti appena: ebbene
sono loro! i nostri dei
defunti, signori di foreste         
inservibili sfinite.     


6.

Gloria di assolati meriggi
gioia che nessuno vi può togliere,
voi impalpabili passanti
che sfiorate radure,
le create luminose puramente
guardandole;
ce le rendete vergini
improvvise nel folto del bosco
consolanti zampillanti
sorgenti, materni approdi:
il molto atteso abbraccio.         


7. 

Chi li manda, e da dove?
Si aggirano incogniti, quasi spiando,
guide beate di non vedenti
di anime imbrunite;
nostre stelle comete
lasciano scie nel cielo,
sassolini per terra,
accendono fanali nella notte.
Ma noi obliosi
erranti 
li pensiamo ectoplasmi,
deridendoli:
inciampiamo nella loro
lentezza.
Noi
frettolosi ansanti
verso il traguardo
assente. 


9.

Quietamente chiamarli.
Forse risponderanno.  
  

10.

Signori dei pianeti
custodi degli abissi,
sempre regali e altissimi
lievi beati e angelici,
nascondono nei sandali le ali
coprendo le aureole
coi baschi con i caschi
e diademi o parrucche o feluche.
Eccoli
che sfrecciano sui pattini
di vetro, volteggiano
svolazzano sorridono,
ci invitano
ci invitano
a diventare loro:
quello che conta
è diventare loro
solamente.           


Alida Airaghi 
Garda, marzo 2017

Alida Airaghi è nata nel 1953 a Verona, si è laureata a Milano in lettere classiche e dal 1978 al 1992 è vissuta e ha insegnato a Zurigo. Attualmente risiede a Garda. Collabora a riviste e blog italiani e svizzeri. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie: i primi versi sono in Nuovi Poeti Italiani, 3 (Einaudi, 1984), gli ultimi in Omaggi (Einaudi, 2017). Suoi racconti sono antologizzati in Appuntamento con una mosca (1991), in Fine dicembre (2010) e in Qualcosa del genere (italic & pequod, 2018).    

www.alidaairaghi.com

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