Nel percorrere l’opera del filosofo Federico Sollazzo ci si trova a fronteggiare un molteplice piano di significati di attuale importanza, tanto che Totalitarismo, democrazia, etica pubblica si propone come una collettanea di saggi che mirano a rendere in maniera sintetica la “complessità dell’esistente” senza, per altro, avere la pretesa di esaurirne la ricchezza e la molteplicità.

L’utilitarismo algebrico di Bentham defraudato dal fine eudemonico acquisisce il carattere di imparzialità a favore dell’equilibrio sociale e di una giustizia allocativa non basata sul nòmos della terra: tutto si può gestire secondo una norma giuridico tecnicistica manageriale di cui si fa latore Pierre Legendre. Il fantasma del possesso, del controllo che si incarnava nella figura carismatica del leader ora evapora in funzione di una gelatinosa entità senza nome chiamata mercato o globalizzazione: la macchina tecnicistica. L’autorità, elemento base di ogni totalitarismo e, in modo più blando, di ogni democrazia, non è più frutto della hegeliana forza maggiore del vincente e della paura di morte del servo, dell’idea di una investitura teistica proveniente e giustificata dall’alto, di una giustizia aristotelica basata sulla nozione del giusto peso e della giusta misura, di un governo platonico di saggi votati al bene comune, ma trova genesi nella sottomissione volontaria e assentiva dei più ad un archetipo fittizio di felicità uniformante e pilotato attraverso il martellamento di disvalori annichilenti, nei media che agiscono sulla capacità di giudizio critico di ciascuno, radicando un senso comune del giudizio ben lontano dalla conquista di un’etica figlia della ragione.
Jonas, come antidoto all’anestetico sociale, struttura una visione armonica dell’uomo non solo come sommatoria della componente biologica e emozionale, che implica anche una lettura del momento storico, ma anche in relazione alla natura che diviene il tratto unitario tra la morale personale e l’agire umano.
Quale rappresentazione della realtà può prescindere dalla libertà? La libertà come fatto della ragione, la libertà come frutto della scelta, il muoversi, il fare del pensiero che precede l’atto del pensiero. La scelta è quella forza che prende e sostiene il pensiero con il suo confronto con l’insostenibile, con l’impossibile. Confrontarsi con il testo di Sollazzo significa decidere di percorrere strade della ragione che inducono alla scelta, significa confrontarsi con un testo “aperto” che lascia al lettore la possibilità di scrivere la propria storia.
(come Riflessioni filosofiche per capire il mondo, in «Excursus», n. 27, 2011 (qui in forma rivista))
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