giovedì 16 agosto 2012

In ricordo di Alberto Gessani

di Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)

Ho appreso solo recentemente della scomparsa, il 31 Gennaio c.a., di Alberto Gessani, Docente universitario di Estetica, appassionato e profondo conoscitore di Filosofia Classica.
Ho frequentato le sue lezioni, ha lasciato il segno in me. Lo ha lasciato sotto il profilo didattico-scientifico: la sua interpretazione degli autori classici, in particolare io rimasi affascinato dalla sua lettura di Platone, rimane quella più armoniosa, completa, profonda, priva di contraddizioni, zone d'ombra o ambiguità, dettata dal logos, che a tutt'oggi abbia mai ascoltato. Lo ha lasciato sotto il profilo umano: costantemente estraneo alle lotte di potere che pressoché sempre caratterizzano l'università (quella nostrana in particolare), interessato unicamente a potersi dedicare a coltivare le sue passioni intellettuali.
A volte mi capita di imbattermi in interpretazioni degli autori classici, ad opera di studiosi massmediaticamente noti al grande pubblico e spesso anche di prestigio accademico, che di fronte alla lettura di Gessani mi sembrano a dir poco ingenue e mi considero fortunato ad averlo potuto ascoltare.

Tutti gli uomini sono gravidi secondo il corpo e secondo l'anima, e quindi in un certo periodo della nostra vita la nostra natura brama partorire
Platone, Simposio

E' il bene, dirà Diotima, lo scopo dell'unione: il bene non dell'uno o dell'altro o di entrambi, ma di tutti (...) Ma il bene non si può trovare da soli: si può trovare soltanto nell'unione con un altro essere umano che con noi faccia il percorso necessario e con il quale fecondiamo la nostra natura. In questo senso Eros è mancanza del bene e ricerca del bello e del buono negli altri uomini (...) ci ameremo veramente se non ci ameremo per quello che siamo ma per quello che diventiamo nell'unione: entità che possono generare e costruire e vedere il bene
A. Gessani, Eros, Tempo, Istante nel Simposio di Platone

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