sabato 25 gennaio 2014

martedì 21 gennaio 2014

Federico Sollazzo: dall’Italia all’Ungheria, ci incita a “tornare a ragionare”

di Ausilia Gulino (redazione@nuovepagine.it)

La messa in crisi dei vecchi paradigmi non solo filosofici che riguardano l’idea di uomo suscita molta curiosità nella società odierna dove si cerca sempre di trovare risposte finalizzate a sicurezze e autostima. Abbiamo voluto parlarne con Federico Sollazzo che con il suo ultimo libro Totalitarismo, democrazia, etica pubblica. Scritti di Filosofia morale, Filosofia politica, Etica, ha voluto fornire punti di partenza, come nuove opportunità, in un’epoca dove vige il pessimismo.

A cosa è dovuto, secondo lei, il fatto che l’uomo non riesce a trovare se stesso?
Credo che certi argomenti non possano essere affrontati in maniera troppo generale. Per circoscrivere un po’ il campo vorrei citare una frase di Max Scheler: «In quasi diecimila anni di storia, noi siamo la prima epoca in cui l’uomo è diventato completamente e interamente “problematico” per se stesso; in cui egli non sa più cosa è, ma allo stesso tempo sa anche che non lo sa». Ecco, in quest’ultima frase «sa anche che non lo sa» credo sia riassunta la problematica a cui si fa riferimento nella domanda; per dirla con un altro importante antropologo filosofico, Arnold Gehlen: «la perdita degli immobili culturali». A ben vedere, come ha evidenziato Paul Ricœur con la formula “maestri del sospetto”, riferendosi a Karl Marx, Friedrich Nietzsche e Sigmund Freud, la messa in crisi di quelle che erano delle certezze consolidate è la cifra che caratterizza tutta la moderna cultura occidentale (oltre che, direi, qualsiasi tipo d’innovazione), anche se in epoca contemporanea questo processo è amplificato dalla velocità e dalla quantità dei cambiamenti che la tecnologia (pro/im)pone.
Di per sé, la messa in crisi dei vecchi paradigmi, quindi anche della precedente idea di uomo, non è un problema, anzi, come ormai si sente spesso ripetere (talvolta però strumentalmente da politici e economisti, ma questo è un altro discorso), ogni crisi contiene un’opportunità. Tuttavia nell’attuale crisi cultuale e valoriale c’è un problema peculiare. E attenzione, non è quello, come a volte si sente dire, che alla crisi dei vecchi paradigmi non segua la formazione di nuovi, ma, diversamente, proprio il fatto che i nuovi paradigmi ci sono e che la loro natura non sembra affatto incoraggiante. In sintesi, abbiamo costruito un’idea di uomo basata sui principi della razionalità economica e, ancor di più, della razionalità tecnologica, e gli stessi movimenti di critica appaiono spesso come semplici articolazioni ed evoluzioni di questa razionalità; mi viene in mente una delle ultime considerazioni di Pasolini che diceva che si cercano le alternative, ma non l’alterità. Il risultato di questo processo è la creazione di un nuovo tipo di vivente, talmente mutato dal precedente che bisognerebbe forse trovare un altro nome al posto di quello di uomo. Anche di questo mi occupo nella prima parte del libro (e nei miei correnti studi).

lunedì 20 gennaio 2014

Il falso censore e il reprobo collaborazionista. Note sul margine della legge e della morale letteraria

di Maurizio Montanari (mauriziomontanari@libero.it)

Nel gergo comune il termine "perverso" ha assunto nel corso del tempo una connotazione totalmente negativa, usato non senza un fondamento nella maggior parte dei casi per descrivere soggetti dediti a pratiche sessuali particolari, devianti, fuori norma o percepite come bizzarre e pericolose. Dire "è un perverso" segna una mescolanza dei termini clinici col linguaggio comune che li utilizza con valenze che in molti casi si discostano molto dalla radice originaria. Perverso e perversione sono un esempio attuale di questa traduzione dal linguaggio clinico al gergo contemporaneo.
Con Lacan assistiamo ad una definizione del perverso che oltrepassa, se cosi possiamo dire, le manifestazioni esteriori e sopra descritte. Si va a sondare la struttura e la volontà del soggetto rispetto alla volontà dell’Altro. Il perverso si definisce per una sua capacità di collocarsi nella storia come individuo a margine, a lato. Capace di chiamarsi fuori come soggetto per delegare in toto il suo agire, e le responsabilità di questo, ad un ordine prestabilito del quale si sente un mero esecutore. Un tramite privo di volontàAllora l'uomo si alza, bussa alla porta accanto e, come agente sotto copertura contro i crimini sessuali, arresta Larry Craig. Il punto è che Craig, 62 anni e padre di tre figli, esponente di spicco della destra religiosa, è senatore repubblicano dell'Idaho, e da anni conduce una crociata anti-gay: da sempre si oppone al matrimonio gay e a includere la violenza omofoba tra gli hate crimes (o di tipo razziale o sessuale). 
L’ideale dell’Io è la pratica del buon dire, della buona legge. E' pronunciare le cose giuste, sensate, razionali, per un andatura equa e controllata. E’ il "politicamente corretto". Ma l'ideale dell'io, ha un osceno contrappeso. Il suo contrario, fatto nell’ombra. Anzi, la legge rigida e gridata vela una produzione oscena che sostiene la legge stessa.

giovedì 16 gennaio 2014

Se una para-democrazia si fa dogma (Appunti sulla democrazia)

di Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)

Come ho avuto modo di scrivere in un articolo, Appunti sulla democrazia, che ha dato il via ad una serie di articoli, di autori diversi, recanti quella dicitura (destinati a confluire in un e-book), anche la democrazia è oggi sottomessa a logiche economiche di tipo crematistico. Tuttavia, a segnare la corrente crisi dell’idea e della pratica di democrazia, concorre in maniera ancora più determinate un altro fenomeno, che qui chiamerò: “rumore”.

venerdì 20 dicembre 2013

Quello spettro che s’aggira per l’Europa: il nuovo Fascismo

di Pietro Piro (sekiso@libero.it)

I quaderni neri di Heiddeger non sono stati ancora pubblicati. Nero il colore della copertina e nero il contenuto. Accumulo inedito di pagine che il filosofo affascinato dalle potenti mani di Hitler, dedica alla sua passione antisemita. Ovviamente, si corre ai ripari e si prepara il terreno in modo tale che alla loro uscita si sia già tutti pronti ad “accettare l’inaccettabile”. Javier Marías si preoccupa di “uno spudorato ritorno al franchismo” a causa della nuova legge sull’ordine pubblico che riporterebbe la Spagna indietro nel tempo facendole rivivere un incubo che sembra non finire mai. Intanto, in tutta Europa, i movimenti d’ispirazione neo-nazista  Alba Dorata docet – acquistano sempre più consenso, ingrossando le file dei propri sostenitori e ripropongono quella tragica atmosfera di violenza, xenofobia, esaltazione, stigmatizzazione del nemico, nazionalismo retorico e sbrigativo, antieuropeismo, culto di una simbolica malata, autoritarismo.

giovedì 19 dicembre 2013

Poesie senza titolo

di Chiara Taormina (chiara.taormina@gmail.com)

La luna alla finestra
un bianco chiarore
spande
tra le perle
di sogno
dissipa l'ombra
dell'inverno
la tua mano
tra l'erba d'argento
che ondeggia al vento
scioglie come neve
il pianto
che ora nella notte
col suo flutto asperge
oscuri giardini.

mercoledì 11 dicembre 2013

Totalitarismo, democrazia, etica pubblica – Federico Sollazzo

di Franco Santangelo (francesco.santan47@alice.it)

L’alba del XX secolo si affaccia al mondo rottamando tutti i valori del secolo precedente e lasciando dietro un cumulo di macerie come se fosse passata una terribile bufera. Avviene un mutamento al quale il cittadino aderisce senza però avvertire la responsabilità delle proprie azioni, sentendosi estraneo ad ogni riferimento morale. Questo comportamento si riversa sulla politica, spogliandola di ogni etica e mettendo in crisi la democrazia e il capitalismo, motivi portanti alla base della nascita dei totalitarismi nel mondo. La stessa tecnica abbandona quel ruolo neutrale avuto al servizio dell’umanità intera per diventare strumentale e di parte, in favore di tutti gli assolutismi, facendo nascere una tempesta che rompendo ogni equilibrio ci ha consegnato l’orrore dei lager, delle due guerre mondiali e della bomba atomica. È questa la nuova tecnica che nasce col totalitarismo e giunge ai giorni nostri con la globalizzazione, figlia della paura di una terza guerra mondiale e che, insieme alla tecnologia avanzata del nucleare e del digitale, è diventata padrona assoluta del mondo naturale. Questo processo evolutivo ha modificato il rapporto fra natura e tecnica, in favore di quest’ultima, rendendolo sempre più precario e creando il presupposto affinché il totalitarismo del terzo millennio si identificasse come il totalitarismo della tecnica. La valutazione di questo rapporto è oggi al centro di dibattiti filosofici, politici, etici, biologici, psicologici, storici ed esplode con l’incalzare delle nuove tecnologie, che mettono in secondo piano la centralità dell’esistenza umana. La creazione di organismi internazionali, come l’Onu, non basta a scongiurare dissociazioni drammatiche fra nazioni, cercando di sostituire i valori del passato, sempre più de-ristrutturato, con nuovi valori che stentano ad apparire limpidi all’orizzonte.
Federico Sollazzo, docente di Filosofia Morale presso il Dipartimento di Letterature comparate dell’Università di Szeged (Ungheria), collaboratore di altre docenze presso l’Istituto di Sociologia dell’Università Corvinus di Budapest, conferenziere e lettore di Filosofia morale in Università straniere e italiane, membro del Comitato ungherese per le borse di studio relative a studi e ricerche postdottorato, collaboratore di molti periodici filosofici, ideatore e curatore della rivista «CriticaMente», ha pubblicato diversi saggi e libri e con l’ultimo suo lavoro, Totalitarismo, democrazia, etica pubblica, ha ricevuto il premio speciale per la sezione Saggio Filosofico dall’Associazione Nazionale Pratiche Filosofiche.

lunedì 9 dicembre 2013

L'ultimo Pasolini

di Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)

Non dico che dovete credermi. Dico che dovete sempre cambiare discorso per non affrontare la verità.
Pier Paolo Pasolini, Siamo tutti in pericolo

1. Nell’ultima parte della sua vita Pier Paolo Pasolini si è dedicato ad un’intesa attività pubblicistica di impronta pedagogica (cfr. P. P. Pasolini, Gennariello, in Lettere luterane, Einaudi, Torino 2003 e F. Sollazzo, Pasolini, “Lettere luterane”, in “CriticaMente”, 13/01/2010, http://costruttiva-mente.blogspot.com/2010/01/pasolini-lettere-luterane.html). Tuttavia, stanti le sue considerazioni sulla società, non credo che tale attività si possa derubricare unicamente come progetto pedagogico, ritengo invece che essa rappresenti anche, da un lato, un chiarimento pubblico con se stesso e, dall’altro e soprattutto, un atto creativo incontenibile e inconsumabile: «I sociologi su questo si sbagliano, devono rivedere le loro idee. Loro dicono che il sistema mangia tutto e assimila tutto. Non è vero, ci sono delle cose che il sistema non può assimilare, non può digerire. Una di queste, per esempio, è proprio la poesia, perché secondo me è inconsumabile. Uno può leggere migliaia di volte un libro di poesia e non consumarlo. La consumazione è del libro, è dell’edizione, ma non della poesia (…) E così il cinema» (P. P. Pasolini, Pasolini rilegge Pasolini, Archinto, Milano 2005, p. 65. Cfr. anche Id., La poesia inconsumabile, in “YouTube”, 06/11/2011, http://www.youtube.com/watch?v=1My7T3WwxnA e Id., Che senso ha scrivere?, in “YouTube”, 02/08/2012, http://www.youtube.com/watch?v=WqlLLCUcASQ e inoltre E. Golino, Pasolini, il sogno di una cosa: pedagogia, eros, letteratura dal mito del popolo alla società di massa, Il Mulino, Bologna 1985 e A. Spadino, Pasolini e il cinema 'inconsumabile', Mimesis, Milano 2012).
Tutta questa sua ultima produzione, non solo pubblicistica ma variamente articolata e caratterizzata da uno specifico linguaggio col quale si vuole dar conto della mutata realtà, ruota attorno ad un preciso asse tematico: la “mutazione antropologica”. Nel presente scritto si cercherà di chiarirne alcuni possibili fraintendimenti e soprattutto di restituirne il significato originario, operazione possibile solo sforzandosi di passare attraverso gli occhi dell’Autore. Significato che appare come tragicamente attuale poiché l’argomentazione pasoliniana, costruita sull’analisi degli italiani del secondo dopoguerra, sembra oggi potersi applicare a tutto l’allargato Occidente, come peraltro egli stesso aveva osservato: «il modello culturale offerto agli italiani (e a tutti gli uomini del globo, del resto) è unico» (P. P. Pasolini, Saggi sulla politica e sulla società, Mondadori, Milano 1999, p. 322, corsivo mio).

venerdì 6 dicembre 2013

Riso, Carnevale, immagini nel "mondo rovesciato". Un'interpretazione del nostro tempo

di Pietro Piro (sekiso@libero.it; II di 2)

III.

Il Carnevale ha aiutato per millenni la società a trovare dei parametri di riferimento, a stabilire delle situazioni limite in grado d’indirizzare i comportamenti e motivare l’agire. Ma quando il Carnevale diventa perpetuo, diffuso, politicamente organizzato e mediaticamente riprodotto, accade quell’inversione fondamentale che impedisce di stabilire quale “piano di realtà” stiamo vivendo.
Il tema del piano di realtà è essenziale per il nostro ragionamento. Dovremmo chiedere a Don Quijote come fa a vedere nei mulini a vento dei mostri terribili e minacciosi. Dovremmo farci spiegare come può un simulacro motivare un’azione tanto energica quanto la sua. Se riuscissimo a farlo, potremmo capire come mai ciò che riteniamo frivolo e volgare esercita molta più attrazione di ciò che riteniamo importante e nobile.