martedì 30 aprile 2013

Genealogia della violenza e ideocrazia in Walter Benjamin

di Libero Federici (federici.libero@virgilio.it; I di 3)

“Quid est enim eques Romanus aut libertinus aut servus?
nomina ex ambitione aut iniuria nata” (L.A.S.)
   
Walter Benjamin è pensatore complesso e caleidoscopico. La sua produzione[1] si presenta originale, frastagliata e poliedrica; in essa convergono singolarmente motivi che, andando dall’ebraismo al marxismo più eterodosso, dalla critica letteraria a quella estetica, delineano un profilo tanto fine quanto sfuggente e inclassificabile: inquadrare Benjamin in schemi di correnti speculative non rende giustizia all’altissimo grado di specificità della sua riflessione[2].
Dietro una variegata scrittura sta una filosofia come critica che ogni volta denuncia la rappresentazione del reale, l’agire su esso del principio identitario e dei suoi dispositivi, la sua mitologia e la sua ideocrazia. In questo senso è proprio la Kritik del mito[3], nelle sue varie forme e concrezioni, a costituire il centro della speculazione del berlinese: criticare il principio mitico e l’ideocrazia significa discutere delle rigide fissazioni di saperi e poteri, delle leggi con le loro autodeterminazioni e i loro residui.
La decostruzione delle “forze mitiche” è ardua perché esse sono di derivazione preistorica e hanno attecchito in ogni angolo della modernità. La diffrazione del Mythus ha percorso intere epoche e ora plasma un secolo permanendone ogni anfratto.

lunedì 15 aprile 2013

RECENZII Federico SOLLAZZO, "Totalitarismo, democrazia, etica pubblica. Scritti di Filosofia morale, Filosofia politica, Etica", Aracne Editrice, Roma 2011, 257 p.

de Adriana Neacşu (aneacsu1961@yahoo.com)

Totalitarismo, democrazia, etica pubblica
Federico Sollazzo este doctor în filosofie atât al Universității Roma III cât și al Universității din Szeged, Ungaria, iar în prezent ocupă, în calitate de conferențiar, Catedra de Filosofie Morală de la Departamentul de Filosofie al Universității din Szeged. În același timp, el este creatorul și custodele portalului on-line: CriticaMente. Filosofia e Teoria delle Scienze Umane (Minte Critică. Filosofia și Teoria Științelor Umane).
Lucrarea Totalitarismo, democrazia, etica pubblica. Scritti di Filosofia morale, Filosofia politica, Etica (Totalitarism, democrație, etica publică. Scrieri de Filosofie morală, Filosofie politică, Etică), este rezultatul reelaborării Disertației doctorale în Filosofia și Teoria Științelor Umane, susținută de autor în anul 2007 la Universitatea Roma III. De altfel, fragmente din această disertație, intitulată: Tra totalitarismo e democrazia: la funzione pubblica dell’etica (Între totalitarism și democrație: funcția publică a eticii), au fost deja publicate în diverse reviste de cultură. Intenția autorului este ca, printr-un demers argumentativ complex, să depășească imaginea mozaicală pe care o oferă împreună Filosofia morală, Filosofia politică și Etica, și să le confere acestora o viziune unitară, fără ca ea să fie, totuși, uniformizatoare și absolutizantă.

martedì 2 aprile 2013

Nuovi (ir)realismi

di Giacomo Pezzano (giacomo.pezzano@binario5.com)

Queste brevissime note, prive di citazioni e lontane dall’accademico dissertare (lo dichiaro subito), vogliono insieme dare un contributo al dibattito (supposto tale) che si è generato intorno alle posizioni del New Realism e cercare di superarlo introducendo una categoria non certo “nuova” (non si deve mai cadere nel medesimo errore commesso da chi è oggetto della propria critica), ma chiusa nello sgabuzzino filosofico (dove purtroppo finiscono le cose migliori), quella di realismo idealistico/idealismo realistico. Non è uno sciocco gioco di parole, vediamo perché.

Premessa necessaria 

Quando si dice che la politica si occupa di interesse generale, di bene comune, si dice che si occupa della “collettività”, che si occupa della “totalità”: “uomo politico” è chi ha uno sguardo “globale”. Messa in questa forma, ormai grossomodo tutti sarebbero d’accordo. 
Meno accordo genera l’affermazione che questa questione ha a che fare con la filosofia. Sfatiamo allora un grosso equivoco: la domanda principe della filosofia non è né “che cos’è la filosofia?”, né “chi è il filosofo?”, bensì “chi è colui che ha un tale sguardo globale?”. La filosofia è nata per rispondere a questa domanda e la risposta – non è sorprendente – è stata “il filosofo!”, ossia in termini platonici il sin-ottico, colui che ha uno sguardo d’insieme, che com-prende la globalità dei rapporti (sociali, economici, produttivi, emotivi ecc.) e degli elementi (i singoli individui, gli organismi istituzionali, gli interessi parziali, le associazioni ecc.) di una totalità (la comunità, la città, lo stato ecc.). Il che, piaccia o non piaccia, significa che la “realtà” di cui parlano i “filosofi”, la realtà sulla quale speculerebbero invano queste truppe di mitragliatori di parole, è prima di tutto la realtà politico-sociale.
Detto diversamente e più semplicemente, per non dar l’impressione di vetero-marxismi latenti, la realtà in cui gli animali umani vivono. Sì, esatto, nient’altro che il mondo che ci circonda, fatto di altri animali umani che entrano in rapporto tra di loro e con noi, che in questo modo compiono azioni, costruiscono cose, producono beni, istituiscono strutture, articolano relazioni di sapere e di potere e così via.
Questo è un paletto significativo: se si vuole parlare di “realtà” o di (“vecchio” o “nuovo”) “realismo”, si deve parlare di questo tipo di realtà e non della realtà percettiva del PC tramite cui sto scrivendo o della realtà immaginaria del PC che sto sognando di avere. Ossia, bisogna parlare – al più – del significato storico-sociale che riveste e di cui è investito il PC stesso.