lunedì 23 novembre 2009

Musica e Filosofia

di Federico Sollazzo (p.sollazzo@inwind.it)

Sono molti i pensatori contemporanei che hanno riflettuto sul rapporto fra arte e filosofia, solo per menzionare alcuni fondamentali passaggi, da Giovanni Gentile (La filosofia dell’arte) a Martin Heidegger (L’origine dell’opera d’arte), dall’idea di “chiasma” (unione di bellezza e verità) in Walter Benjamin alle riflessioni di Herbert Marcuse sul valore “sociale” dell’arte. Pur nelle ovvie differenze, in queste riflessioni è presente una sorta di comune leit motiv: quello di porre arte e filosofia non in un rapporto gerarchico fra di loro, ma in una relazione paritaria, nella quale risultano essere sfumati i rispettivi confini.
Non c’è quindi da stupirsi se alcuni pensatori, convenzionalmente passati alla storia come filosofi, si siano dedicati alla composizione musicale. Solo per fare alcuni esempi: Jean-Jacques Rousseau (che con il “melagogo” va alla ricerca di un nuovo genere musicale che sintetizzi strumenti e voce), Friedrich Nietzsche (che nei suoi “Lieder” vuole mostrare come sia la musica a scegliere la parola, che viene sempre travolta dalla musica stessa), Theodor W. Adorno (in cerca di un nuovo equilibrio “dialettico” fra compositore/musicista e musica). Ma, al di là delle rispettive specificità, è fondamentale cogliere come il trait d’union di queste riflessioni e di queste esperienze compositive risieda nel ritenere l’autentica filosofia, l’arte, in generale, e la musica, in particolare, come delle manifestazioni di avvicinamento a ciò che, nella sua essenza, rimarrà sempre indicibile, inesprimibile, ineffabile, palesando, quindi, i limiti della conoscenza umana, che solo attraverso istantanee intuizioni può percepire l’Assoluto.

("Periodico Italiano webmagazine", 06/11/2009)

Creative Commons License
Questa opera è pubblicata sotto una Licenza Creative Commons.

Nessun commento:

Posta un commento