lunedì 29 giugno 2009

La morte della Bellezza

di Roberta Carlesimo (a.carlesimo@libero.it)

Ma ecco, il Kitsch è la menzogna che tradisce, uccide la Bellezza. Eppure oltre questa bugia si nasconde alla fine del tutto quell'incomprensibile Verità che io credo sia la vita stessa. E se Milan Kundera fa dire a Sabina "Io non sono nemica del comunismo, io sono nemica del Kitsch" ciò sta a dire esattamente questo: che il nemico ultimo dell'esistenza e della Bellezza medesima è la pienezza barocca e altisonante, tronfia insomma, di un'idealizzazione. La vita, la vita autentica ignora il Kitsch, che è finzione, che è velo sulla Bellezza dell'esistenza e ricerca di una perfezione estranea alla contingenza stupenda del nostro vivere. La vita si nutre, invece, di quella Bellezza che conosce il vuoto e che, nella mancanza del vivere, si forgia e si fortifica. La vita è mancanza e l'uomo vive solo se riesce a conoscere, a sentire, ad esperire la Bellezza di quella mancanza.

"Sabina, che allora aveva vent'anni, studiava all'Accademia di Belle Arti. Il professore di marxismo spiegava a lei e ai suoi compagni la seguente tesi dell'arte socialista: la società sovietica è arrivata tanto avanti che in essa il conflitto fondamentale non è più fra il bene e il male, ma fra il bene e il meglio. La merda (vale a dire ciò che è essenzialmente inaccettabile) poteva quindi esistere solo dall'alta parte (per esempio in america) e solo da lì, da fuori e solo come un corpo estraneo (per esempio sottoforma di spie) poteva penetrare nel mondo dei buoni e dei migliori. E in effetti, i film sovietici che invadevano i cinema di tutti i Paesi comunisti in quell'epoca ferocissima fra tutte le epoche erano impregnati di un'incredibile innocenza. Il conflitto maggiore che potesse aver luogo tra due russi era un malinteso d'amore: lui pensa che lei non lo ami più, lei pensa la stessa cosa di lui. Alla fine cadono uno tra le braccia dell'altra e dai loro occhi scendono lacrime di felicità. Oggi, la spiegazione convenzionale che si dà di quei film è la seguente: essi mostrano l'ideale comunista, mentre la realtà comunista era peggiore. Sabina si ribellava contro questa spiegazione. L'idea del mondo del Kitsch sovietico che sarebbe potuto diventare realtà e che lei avrebbe potuto viverci dentro le faceva venire i brividi. Avrebbe preferito senz'alcuna esitazione la vita in un regime comunista autentico pur con tutte le persecuzioni e le code per la carne. Nel mondo comunista reale è ancora possibile vivere. Nel mondo dell'ideale comunista realizzato, in questo mondo di idioti sorridenti, con i quali lei non riuscirebbe a scambiare una sola parola, morirebbe di orrore in una settimana... Il sogno di terza smaschera la vera funzione del Kitsch: il Kitsch è un paravento che nasconde la morte. Nel regno del Kitsch totalitario, le risposte sono già date in precedenza ed escludono qualsivoglia domanda. Una domanda è come un coltello che squarcia la tela di un fondale dipinto per permetterci di dare un'occhiata a ciò che si nasconde dietro... Davanti c'è la menzogna comprensibile e dietro l'incomprensibile verità... L'origine del Kitsch è l'accordo categorico con l'essere."

Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere

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